RevPAR, cos'è, la formula e i dati Eurostat 2026
Che cos'è il RevPAR, che cosa entra nella formula e come si legge contro il mercato, con l'occupazione degli hotel italiani mese per mese al 2026.

Un hotel pieno non è per forza un hotel che guadagna, e un hotel con tariffe alte nemmeno. Il RevPAR serve proprio a questo, a rimettere insieme le due metà della storia in un numero solo. Qui trovi cos'è, la formula nei due modi che danno lo stesso numero, e soprattutto come si legge, perché un RevPAR senza un termine di paragone è un numero che non decide niente. I dati di mercato che usiamo sono Eurostat, con mese e anno sempre dichiarati.
Che cos'è il RevPAR
Il RevPAR, sigla di Revenue Per Available Room, misura quanto ricavo genera ogni camera disponibile in un periodo, incluse quelle rimaste vuote. È questa la differenza che lo rende utile. La tariffa media giornaliera guarda solo le camere che hai venduto e ti dice quanto bene le hai vendute; il tasso di occupazione guarda solo quante ne hai vendute e non sa a che prezzo. Il RevPAR mette insieme le due cose e risponde alla domanda che conta davvero, cioè quanto rende l'hotel che hai, non solo le camere che sei riuscito a vendere.
Nel lessico dei fornitori internazionali lo trovi come indicatore di performance della camera, e sta accanto ad altri due che vedremo più avanti. Il punto da tenere a mente è che il RevPAR misura il ricavo. Ti dice quanto entra. Quanto resta, dopo pulizie, commissioni e utenze, lo misura un altro indicatore, e ci arriviamo più avanti.
La formula, nei due modi che danno lo stesso numero
Il primo modo parte dai ricavi. Prendi il ricavo delle sole camere nel periodo e lo dividi per le camere-notte disponibili, cioè il numero di camere moltiplicato per i giorni del periodo. Il secondo parte dagli indicatori che probabilmente hai già sotto mano, e moltiplica la tariffa media giornaliera per il tasso di occupazione. Il risultato è identico, cambia soltanto da quale numero parti.
Un esempio con cifre tonde. Un hotel da 20 camere, nel mese di luglio, ha 620 camere-notte disponibili, cioè 20 camere per 31 giorni. Con un'occupazione del 65% vende 403 notti, e, se la tariffa media è 120 euro, il ricavo camere del mese è 48.360 euro. Il RevPAR di luglio è quindi 48.360 diviso 620, cioè 78 euro. Lo stesso numero si ottiene moltiplicando 120 per 0,65. Se preferisci non farlo a mano, il calcolatore RevPAR fa i due conti insieme e mette la tua occupazione accanto alla media italiana dello stesso mese.
Due avvertenze che cambiano il risultato più di quanto sembri. La prima è che al numeratore vanno i ricavi delle sole camere, al netto dell'IVA e senza colazioni, spa o altri extra, altrimenti stai calcolando un'altra cosa. La seconda riguarda il denominatore, e non è pacifica come sembra. La convenzione di benchmarking usata da STR conta tutte le camere della struttura moltiplicate per i giorni del periodo, comprese quelle temporaneamente fuori servizio, e scomputa solo i giorni di chiusura totale della struttura. Se invece stai misurando te stesso, escludere il piano chiuso per lavori ti dice quanto hai lavorato con la capacità che avevi davvero. Sono due letture legittime e servono a due cose diverse. L'unica regola che non puoi violare è cambiarla a metà serie storica, perché a quel punto il confronto con l'anno prima non significa più niente.
Perché occupazione e tariffa media, da sole, ingannano
Prendi due hotel della stessa dimensione nello stesso mese. Il primo riempie il 90% delle camere a 80 euro, il secondo il 60% a 120 euro, due tariffe medie giornaliere lontanissime. Il primo sembra il vincitore a chiunque guardi il planning, il secondo a chiunque guardi il listino. In realtà il primo fa 72 euro di RevPAR e il secondo 72, esattamente lo stesso, e a quel punto la domanda si sposta dove doveva stare fin dall'inizio, cioè su quanto costa a ciascuno dei due produrre quel risultato. Il secondo ha pulito e rifatto un terzo di camere in meno, e servito altrettante colazioni in meno.
È la ragione per cui inseguire l'occupazione è la trappola più comune e la più costosa. Riempire l'ultima camera a qualunque prezzo alza un numero che si vede subito e abbassa quello che si vede a fine anno.
Quanto vale un buon RevPAR
Non esiste una soglia valida in assoluto, e chiunque te ne proponga una senza chiedere dove sei e in che mese sta vendendo qualcosa. Un RevPAR ha senso solo appoggiato a due confronti. Il primo è con te stesso, cioè lo stesso mese dell'anno precedente, ed è il confronto più onesto perché tiene ferme destinazione, stagionalità e struttura. Il secondo è con il mercato, e qui serve un dato pubblico.
L'occupazione degli hotel italiani, mese per mese
Sui prezzi non esiste una fonte pubblica italiana. I dati di tariffa media e RevPAR di mercato appartengono a operatori privati che li vendono, e chi li cita liberamente lo fa quasi sempre senza dire di quale campione parla. Sull'occupazione, invece, il dato pubblico c'è, ed è ufficiale.
| Mese | Ultimo dato | Media degli ultimi tre anni |
|---|---|---|
| Gennaio | 51,8% (2026) | 46,8% |
| Febbraio | 50,6% (2026) | 50,1% |
| Marzo | 50,9% (2026) | 49,1% |
| Aprile | 56,6% (2026) | 51,8% |
| Maggio | 52,6% (2025) | 50,8% |
| Giugno | 60,8% (2025) | 59,9% |
| Luglio | 67,0% (2025) | 71,1% |
| Agosto | 68,3% (2025) | 74,8% |
| Settembre | 62,5% (2025) | 61,1% |
| Ottobre | 56,2% (2025) | 53,8% |
| Novembre | 46,3% (2025) | 43,2% |
| Dicembre | 43,2% (2025) | 43,3% |
Tasso di occupazione netta delle camere negli hotel e strutture simili in Italia (NACE I 55.1). «Ultimo dato» è il mese più recente pubblicato, con l'anno accanto; «media» è la media degli ultimi tre anni disponibili per quel mese. Fonte Eurostat, dataset tour_occ_mnor per i valori mensili e tour_occ_anor per quelli annuali, estratti il 26 luglio 2026. È la media nazionale di tutti gli hotel e le strutture simili di qualunque dimensione, perché l'Italia non trasmette a Eurostat la disaggregazione per classe dimensionale, e un confronto pubblico «con hotel come il tuo» non esiste.
Questa tabella è il metro con cui leggere il tuo numero, e la colonna da usare è quella della media, per la ragione spiegata qui sotto. Se a luglio riempi il 60%, non sei «sotto il 70% che si dice in giro», sei undici punti sotto la media italiana di quel mese, e undici punti su venti camere per trentun giorni sono 68 notti che non hai venduto.
Perché guardare la media e non l'ultimo anno
Qui serve un'avvertenza che altrove non trovi, e che cambia il modo di usare la tabella. La serie mensile di Eurostat sull'occupazione italiana ha qualche punto che non torna, ed è meglio saperlo prima di costruirci sopra una decisione.
Luglio e agosto 2025 risultano 8,5 e 12,3 punti sotto gli stessi mesi del 2024. Letti così sembrano il crollo dell'estate italiana, ed è il modo in cui ogni tanto vengono titolati. Nello stesso archivio Eurostat, però, i pernottamenti negli hotel italiani di quei due mesi sono praticamente identici a quelli dell'anno prima, meno 0,1% a luglio e meno 1,1% ad agosto. Perché l'occupazione delle camere scenda di dodici punti mentre le notti vendute restano ferme, dovrebbe essere cresciuto di colpo il numero di camere disponibili, e solo per due mesi, visto che a settembre il dato torna in linea. Non è quello che succede al patrimonio alberghiero italiano.
Lo stesso rovescio si vede due volte in bassa stagione. Gennaio 2026 guadagna sette punti di occupazione mentre i pernottamenti calano dell'8%, e aprile 2026 ne guadagna altrettanti con i pernottamenti fermi. Sono quattro mesi su ventotto, cioè luglio e agosto 2025 più gennaio e aprile 2026. Fuori da questi lo scarto anno su anno resta entro tre punti, come è normale in una serie di questo tipo.
La conclusione pratica è corta. Questa serie resta la migliore fotografia pubblica del livello di riempimento mese per mese, ed è per quello che va usata. Prendi la media del tuo mese e guarda quanti punti ti separano. Non usarla per leggere una tendenza da un anno all'altro. Una precisazione onesta sulla media: proprio su quei quattro mesi la finestra di tre anni si porta dentro anche l'anno anomalo, quindi lì il confronto va preso con un margine di due o tre punti. Sui valori annuali, che poggiano su dodici mesi e non su uno, il quadro è più tranquillo. Il 57,0% del 2025 sta poco sotto il 58,3% del 2024 e ben sopra il 51,8% del 2019.
Oltre il RevPAR, quando servono TRevPAR e GOPPAR
Il RevPAR ha un limite dichiarato, che è anche la ragione per cui esistono gli altri due. Guarda solo la camera, e in una struttura dove si vendono colazioni, trattamenti, esperienze o parcheggi, quella è solo una parte della storia.
Il TRevPAR aggiunge al numeratore tutti i ricavi che non arrivano dalla camera e dice quanto vale davvero un soggiorno. Se il tuo TRevPAR è quasi identico al RevPAR, l'ospite in casa tua spende soltanto per la camera, e quello è insieme un problema e l'occasione più a portata di mano, per le ragioni che trovi in TRevPAR e GOPPAR.
Il GOPPAR toglie i costi operativi e dice quanto resta come margine per camera disponibile. È l'indicatore che risponde alla domanda vera, cioè se stai guadagnando. Un RevPAR in crescita con un GOPPAR fermo significa che stai vendendo di più e trattenendo lo stesso, e succede più spesso di quanto si creda quando la crescita arriva da canali che comportano commissioni.
L'ordine con cui guardarli è questo. Si parte dal RevPAR, che dice come sta andando la vendita delle camere. Poi viene il TRevPAR, che aggiunge quanto vale l'ospite una volta entrato. Il GOPPAR sta in fondo e risponde alla domanda se la struttura sia redditizia. Come si calcolano e dove sbagliano quasi tutti è spiegato in TRevPAR e GOPPAR; il calcolatore li produce tutti e tre nella stessa schermata, purché tu aggiunga anche i ricavi extra e i costi del mese, che stanno nella sezione avanzata.
Il RevPAR e il revenue management, che rapporto hanno
Il RevPAR è la misura, il revenue management è il mestiere che prova a farla salire. Detto in modo più preciso, il revenue management è la gestione dei ricavi della struttura nel suo insieme, quindi le tariffe ma anche i canali su cui vendi, quanto ti costano, quali segmenti di clientela porti dentro e quanto incassi oltre il pernottamento. La sua parte più tattica, quella che decide se il 14 marzo chiedere novanta euro o centoventi, si chiama yield management, ed è nata nelle compagnie aeree prima di arrivare agli hotel.
Il legame fra i due è stretto e a senso unico. Senza una misura non c'è gestione: puoi cambiare le tariffe quanto vuoi, ma se non sai dove eri il mese scorso e dove sta il mercato, stai andando a sensazione. Ed è qui che metà del settore si ferma. In un'indagine su 1.485 hotel di sei Paesi europei, il RevPAR risulta tracciato dal 50% dei rispondenti, contro l'82% che segue l'occupazione e il 61% la tariffa media (Schegg e Heo, «Digital Distribution and Revenue Management in European Hotels», HES-SO Valais-Wallis con EHL, agosto 2025; consultato il 4 agosto 2026).
È un dato che merita un attimo di attenzione, perché racconta un'abitudine diffusa. Occupazione e tariffa media si guardano perché sono i due numeri che il gestionale mette in prima pagina, ma presi da soli sono proprio i due che ingannano, per le ragioni viste sopra. Il RevPAR, che li tiene insieme, lo calcola un hotel su due.
Non serve un software per iniziare. Serve prendere l'ultimo mese chiuso e fare una divisione, che è quello che fa il calcolatore mettendoci accanto anche il confronto con il mercato. Il software dedicato, che si chiama RMS e automatizza previsione e pricing, ha senso più avanti e a certe condizioni: le abbiamo raccolte nella guida ai software di revenue management, inclusa una risposta scomoda su quanto rendano davvero.
Le tre leve per alzarlo, in ordine di costo
La prima leva è il mix di canali, ed è quasi sempre la più redditizia perché non richiede né una camera in più né un euro di tariffa in più. Spostare una parte delle prenotazioni dai portali al canale diretto trattiene la commissione. Sulle prenotazioni in cui incassi tu e il portale ti fattura a parte, il RevPAR non si muove di un centesimo mentre quello che resta sì; quando invece incassa il portale, il ricavo era già registrato al netto e il conto cambia, come spiega lo spoke sull'ADR. Attenzione però a una cosa che i calcolatori in giro dimenticano. Il diretto non è gratis, perché ha i suoi costi fra metasearch, campagne e canone del booking engine. Il guadagno reale è la differenza fra i due, tipicamente qualche punto e non l'intera commissione. È il tema che trovi in commissioni Booking e OTA, con il calcolatore delle commissioni che quel costo lo sottrae.
La seconda leva è la tariffa, e va toccata sapendo che ogni euro in più sull'ADR vale solo se non ti costa notti. È qui che serve il confronto mensile con il mercato, perché alzare il prezzo in un mese in cui il mercato si sta riempiendo è tutt'altra operazione rispetto ad alzarlo in un mese in cui si sta svuotando.
La terza leva è il valore del soggiorno, cioè tutto quello che l'ospite può comprare oltre alla camera. È la leva che alza il TRevPAR senza toccare né occupazione né tariffa, e per una struttura piccola è spesso l'unica praticabile in alta stagione, quando le camere sono già tutte vendute. Il tema è trattato in upselling in hotel.
Gli errori che vediamo più spesso
Il primo è mettere gli extra nel numeratore. Se sommi le colazioni al ricavo camere, non stai calcolando il RevPAR ma una via di mezzo fra RevPAR e TRevPAR, e il numero che ottieni non è confrontabile con niente, nemmeno con te stesso l'anno prima.
Il secondo è togliere dal denominatore le camere invendute. Le camere disponibili sono tutte quelle che potevi vendere, e una camera rimasta vuota resta a denominatore, che è esattamente il punto del RevPAR. L'unica esclusione che ha senso discutere riguarda le camere fuori servizio, e vale quanto detto sopra sulle due convenzioni.
Il terzo è confrontare periodi diversi. Il RevPAR di agosto contro quello di novembre non dice niente su come stai lavorando, dice solo che agosto esiste. I confronti che reggono sono stesso mese contro stesso mese, e tuo contro mercato.
Il quarto è guardarlo da solo. Un RevPAR che sale mentre il GOPPAR scende segnala che la crescita ti sta costando più di quanto rende, ed è un'informazione che il RevPAR, per come è fatto, non può darti.
Cosa fare adesso
- Calcola il RevPAR dell'ultimo mese chiuso, con il ricavo delle sole camere e tutte le camere disponibili al denominatore.
- Mettilo accanto allo stesso mese dell'anno scorso, che è il confronto più onesto che hai.
- Confronta la tua occupazione con la colonna «media» della tabella qui sopra, sulla riga del tuo mese, e guarda di quanti punti sei distante.
- Se sei sotto, il lavoro è di riempimento e comincia dal canale da cui arrivano le prenotazioni.
- Se sei in linea o sopra, calcola anche il TRevPAR. Quando somiglia troppo al RevPAR vuol dire che l'ospite compra solo la camera, e il margine che ti manca lo trovi nei servizi.

