La Cina multa Trip.com, i software dei prezzi già spenti
La SAMR sanziona Trip.com per 5,179 miliardi di yuan e gli strumenti che allineavano le tariffe erano già spenti. Cosa può verificare oggi un albergatore.

In breve. Il 25 luglio 2026 l'antitrust cinese SAMR ha sanzionato Trip.com Group per abuso di posizione dominante nelle prenotazioni alberghiere online. Sono 1,658 miliardi di yuan di profitti confiscati più 3,521 miliardi di multa, quest'ultima pari al 7,5% dei ricavi cinesi 2025. In totale 5,179 miliardi. A parte corre l'ordine di restituire agli hotel 122 milioni di yuan di depositi cauzionali. Il provvedimento descrive gli strumenti tecnici con cui la piattaforma riallineava le tariffe al prezzo più basso della rete, e l'azienda li ha dismessi a marzo, due mesi dopo l'apertura dell'istruttoria e quattro prima della decisione. In Italia il patto di parità tariffaria è nullo per legge dal 29 agosto 2017 e la decisione cinese non produce effetti giuridici in Europa.
L'antitrust cinese ha sanzionato Trip.com Group per abuso di posizione dominante nel mercato delle prenotazioni alberghiere online. La decisione è stata comunicata il 25 luglio 2026 dalla SAMR, che ne ha poi diffuso il testo integrale, e il Form 6-K depositato alla SEC due giorni dopo ne riprende le parti dispositive. La sanzione vale 1,658 miliardi di yuan di profitti illeciti confiscati e 3,521 miliardi di yuan di multa, quest'ultima pari al 7,5% dei ricavi generati da Trip.com in Cina nel 2025. In totale 5,179 miliardi di yuan.
A questa cifra si aggiunge, come voce separata, l'ordine di restituire agli hotel 122 milioni di yuan di depositi cauzionali trattenuti sugli ordini. Diverse ricostruzioni contano anche i depositi dentro i 5,179 miliardi e sbagliano il conto, perché quella cifra è già la somma di confisca e multa. Anche le conversioni in valuta occidentale divergono, da 763,3 a 770 milioni di dollari, perché ogni fonte applica un cambio diverso. Qui le cifre restano in yuan.
Le due condotte contestate
Il provvedimento accerta due condotte, tenute dal 2020 in poi, e le lega al sistema di etichette con cui la piattaforma classifica gli hotel su tre livelli. L'etichetta pesa nell'algoritmo di ordinamento, quindi decide quanta visibilità arriva a ciascuna struttura. Agli hotel del livello più alto, in prevalenza di fascia medio alta, Trip.com ha chiesto di lavorare in esclusiva, cioè di non distribuire camere sulle piattaforme concorrenti, e secondo l'autorità più del 90% di loro ha eseguito la richiesta in modo stabile e prolungato. Agli hotel dei due livelli inferiori ha imposto il "prezzo più basso di tutta la rete", cioè l'equivalente cinese di quella che da noi si chiama parità tariffaria. Entrambe le richieste erano tenute in piedi da penalità, dalla riduzione del traffico fino alla rimozione dell'etichetta. Il perno di tutto, dice l'autorità, è il modo in cui la piattaforma distribuisce la visibilità fra gli hotel, governato dalle regole di piattaforma e dagli strumenti tecnici.
Nel provvedimento il riallineamento dei prezzi è descritto nel dettaglio. La piattaforma sorvegliava i prezzi dei portali concorrenti e, quando la propria tariffa non risultava la più bassa, la correggeva. Due strumenti automatici, un "assistente di adeguamento prezzi" e un "assistente commerciale AI", si attivavano sul divario rilevato. Un terzo era obbligatorio per gli hotel del livello intermedio e scattava quando il vantaggio di prezzo scendeva sotto i 20 yuan o il 5% del prezzo di vendita. Quando non bastava, l'adeguamento avveniva a mano, in alcuni casi direttamente nel sistema di back office e senza il consenso dell'hotel. L'autorità scrive che l'assistente di adeguamento veniva spesso attivato d'ufficio o all'insaputa dell'hotel, che uscirne era difficile e che dopo l'uscita si riattivava da solo. La confisca di 1,658 miliardi è calcolata proprio sulle commissioni incassate sugli ordini il cui prezzo era stato abbassato dalla piattaforma, e i 122 milioni di depositi sono quelli trattenuti agli hotel che non tenevano il prezzo più basso.
La qualificazione giuridica, però, resta ancorata a due fattispecie classiche. Le due condotte, scrive la SAMR, integrano la limitazione degli scambi senza giustificato motivo e l'imposizione di condizioni contrattuali irragionevoli. Sono i numeri 4 e 5 dell'articolo 22, comma 1, della legge antimonopolio cinese, e le sanzioni arrivano dagli articoli 57 e 59. La sezione che dispone la multa si apre richiamando anche l'articolo 9 e l'articolo 22, comma 2. Quelle norme sono state aggiunte dalla revisione del 2022 e vietano di servirsi di dati, algoritmi, tecnologia e regole di piattaforma per abusare della posizione dominante. In questi giorni si legge spesso che il regolatore avrebbe "vietato l'algoritmo". È una semplificazione, perché le condotte vietate restano l'esclusiva e il prezzo più basso preteso dalla piattaforma. Quelle norme, però, sono parte della motivazione.
Comunque la si legga, la decisione sposta l'attenzione dal testo del contratto a come funziona la piattaforma ogni giorno.
Gli strumenti spenti a marzo
Nella call straordinaria del 27 luglio il management ha confermato due cose, stando ai resoconti di MarketBeat su Yahoo Finance e di Skift. La prima è che gli strumenti automatici di adeguamento sono stati dismessi da marzo 2026. La società parla di una scelta volontaria. L'autorità si era mossa dopo aver raccolto, a partire dal 2025, le segnalazioni di hotel che denunciavano clausole vessatorie e strumenti tecnici usati sui loro prezzi, in un settore alberghiero con i margini in forte calo. L'istruttoria è stata aperta nel gennaio 2026 e Trip.com ne dava notizia il 14 gennaio. Lo spegnimento è arrivato due mesi dopo l'avvio del procedimento. "Volontario" è la qualificazione dell'azienda.
La seconda conferma riguarda i programmi di distribuzione delegata Tier 1 e Tier 2, gli accordi che governavano il modo in cui gli hotel affidavano alla piattaforma inventario e prezzi. Vengono chiusi e sostituiti da un nuovo "multi-tier partnership framework".
L'effetto sui conti è dichiarato. La CFO Cindy Xiaofan Wang ha indicato per il secondo trimestre 2026 un onere di 5,179 miliardi di yuan legato alla sanzione, più 122 milioni di yuan iscritti a riduzione dei ricavi, cioè i depositi da restituire agli hotel. È il costo della sanzione, confisca e multa insieme, una posta straordinaria di bilancio. Non misura quanto valessero quegli strumenti per Trip.com, un dato che l'azienda non ha isolato. Per quello stesso trimestre l'azienda aveva indicato una crescita dei ricavi netti fra il 3% e l'8%, una previsione comunicata a giugno con i risultati del primo trimestre e quindi prima della decisione. Nel primo trimestre la crescita era stata del 17%, su ricavi per 16,2 miliardi di yuan. Anche qui le fonti attribuiscono il rallentamento a più fattori insieme, dal contesto macroeconomico alle tariffe aeree. La CFO ha detto che l'effetto della dismissione di marzo è riflesso in quella previsione, non che la spieghi. "Potremmo vedere alcune oscillazioni nella nostra performance finanziaria", ha aggiunto.
C'è poi una dichiarazione che va contro la narrazione più comoda. Sempre nella call, la stessa Wang ha affermato che i prezzi medi giornalieri continueranno a essere determinati soprattutto da domanda e offerta. Il management non si aspetta che i cambiamenti operativi alterino quella dinamica, né la quota che la piattaforma trattiene su ogni prenotazione. È la posizione di una parte interessata, ripresa dai resoconti della call, e resta il contrappunto più solido all'idea che fosse il software a fare il prezzo.
Dal 2017 in Italia il patto di parità è nullo
Da noi il capitolo contrattuale è chiuso da tempo. Dal 29 agosto 2017 l'articolo 1, comma 166 della legge 124/2017 dichiara nullo ogni patto con cui l'impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare al cliente finale prezzi o condizioni migliori di quelli applicati tramite soggetti terzi, "indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto". Prima erano arrivati gli impegni antitrust. L'AGCM chiuse la parte del procedimento I779 relativa a Booking nell'aprile 2015 accettando i suoi impegni, e archiviò quella su Expedia nel marzo 2016, dopo che la società aveva già rimosso le clausole MFN dai contratti. Nel settembre 2024 la Corte di giustizia UE, con la sentenza C-264/23, ha stabilito che le clausole di parità non sono restrizioni accessorie automaticamente lecite e vanno valutate caso per caso, con un rinvio pregiudiziale che non equivale a una condanna di Booking. Tre passaggi in tutto, gli impegni antitrust del 2015 e del 2016, la nullità per legge del 2017 e la sentenza europea del 2024, tutti sulla clausola e mai su uno strumento software. Il quadro italiano della parità tariffaria si occupa di patti scritti. Le funzioni attive in extranet restano fuori dal suo raggio.
Il caso cinese non cambia niente di tutto questo. La SAMR ha giurisdizione sul mercato cinese, la sua decisione non vincola l'AGCM né un giudice europeo, e nessuna delle prescrizioni imposte a Trip.com si applica a un hotel italiano. Il valore per chi legge da qui è interpretativo, e va tenuto in quel registro.
Un aggancio europeo, però, esiste ed è spagnolo. Il 30 luglio 2024 la CNMC ha multato Booking.com per 413,24 milioni di euro per abuso di posizione dominante. Fra le pratiche sanzionate compaiono tre meccanismi. Il primo è la clausola che impediva agli hotel di offrire prezzi più bassi sul proprio sito, mentre la piattaforma si riservava di ridurli per conto suo. Il secondo è il numero totale di prenotazioni raccolte tramite Booking, usato come criterio di posizionamento nella lista di default. Il terzo è la redditività dell'hotel per la piattaforma, usata come criterio di accesso ai programmi di visibilità Preferred e Preferred Plus. Solo il primo passa da un testo contrattuale. Gli altri due producono effetti vicini alla parità senza che nulla sia scritto.
In Europa, al momento, non risulta documentato uno strumento che riallinei in automatico la tariffa esposta al prezzo trovato altrove senza un consenso puntuale dell'hotel, come quelli descritti in Cina. Chi scrive che Booking usa da noi gli strumenti di Trip.com sta andando oltre le fonti.
Cosa significa per il tuo hotel
Sul contratto la legge italiana ti ha già dato ragione nel 2017. La domanda che vale oggi è che cosa fanno le piattaforme alla tua tariffa e alla tua visibilità, e quanto di questo puoi verificare da solo. Tre controlli, tutti alla portata di chi ha accesso all'extranet.
- Le funzioni attive sul tuo profilo. Apri le impostazioni tariffarie di ogni portale e cerca le voci che parlano di allineamento, adeguamento automatico, sconti applicati dalla piattaforma o programmi che le delegano prezzi e inventario. Segna quali sono attive, chi le ha attivate e che cosa succede se le disattivi. Dove l'interfaccia non è chiara, chiedilo per iscritto al referente commerciale.
- La tariffa esposta contro la tariffa caricata. Una volta a settimana confronta, per le stesse date e le stesse condizioni, il prezzo che hai caricato dal channel manager e quello che il cliente vede a schermo. Quando divergono, il commerciale deve saperti dire da dove arriva la differenza. Quello che scopri qui si somma poi al conto vero, cioè quanto ti costa davvero vendere una camera su ciascun canale.
- Il posizionamento quando muovi il diretto. Annota la tua posizione in lista prima e dopo un ribasso sul sito proprio. Da sola l'osservazione non prova niente, ma porta un fatto in una conversazione che altrimenti resta teorica.
Se una di queste funzioni risulta attiva senza che tu l'abbia chiesta, la richiesta di disattivarla va fatta per iscritto e conservata. E qualunque cosa dica il contratto, in Italia nessun patto può obbligarti a rinunciare a condizioni migliori sul tuo canale diretto, perché quel patto è nullo dal 2017. La verifica serve proprio a capire se lo stesso risultato ti arriva per altra via.
La scadenza legale da segnare è una sola. Le adesioni all'azione risarcitoria collettiva europea contro Booking sono aperte fino all'11 settembre 2026 e riguardano le commissioni versate alla piattaforma fra il 2004 e il 2024. Resta una valutazione da fare con il proprio consulente.
Fonti
- SAMR, decisione amministrativa sanzionatoria su Trip.com Group, protocollo 国市监处罚〔2026〕29号 del 25 luglio 2026, testo integrale
- Xinhua, comunicazione della SAMR sulla sanzione a Trip.com Group, 25 luglio 2026
- Trip.com Group, Form 6-K depositato alla SEC, testo integrale, 27 luglio 2026
- Reuters, China fines Trip.com $770 million over online hotel-booking monopoly, 25 luglio 2026
- Trip.com Group via PR Newswire, comunicato di accettazione della decisione, 25 luglio 2026
- MarketBeat via Yahoo Finance, resoconto della conference call straordinaria, 27 luglio 2026
- Skift, Trip.com Killed Tool at the Center of China's Antitrust Case, 27 luglio 2026
- Trip.com Group Investor Relations, risultati non revisionati del primo trimestre 2026 e guidance, giugno 2026
- CNMC via portale del Ministero del Consumo spagnolo, sanzione a Booking.com per 413,24 milioni di euro (decisione del 30 luglio 2024, ripubblicazione del 6 agosto)
- Osborne Clarke, Hotel price parity clauses in Italy, sul divieto ex art. 1 comma 166 della legge 124/2017
- AGCM, procedimento I779 sulle prenotazioni alberghiere online, provvedimento n. 25422 del 21 aprile 2015 su Booking e provvedimento n. 25940 del 23 marzo 2016 su Expedia
- Corte di giustizia UE, sentenza C-264/23 Booking.com contro 25hours Hotel Company Berlin, 19 settembre 2024
- Job in Tourism per Federalberghi, proroga dei termini di adesione alla class action contro Booking, 23 giugno 2026





