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Agosto al 71 per cento, cosa dice davvero il dato

Confindustria Alberghi attende agosto intorno al 71% di occupazione. Dato atteso, senza metodologia pubblicata. Come leggerlo prima di fissare i prezzi.

Notizia29 luglio 20269 min di lettura
Agosto al 71 per cento, cosa dice davvero il dato

Notizia del 29 luglio 2026

In breve. Confindustria Alberghi stima per agosto 2026 un'occupazione media attesa intorno al 71% tra le strutture associate, con il mare all'81,8% e le città al 68,6%. È un'aspettativa dichiarata dagli albergatori su un mese non ancora iniziato, e il comunicato del 27 luglio non pubblica né la numerosità del campione né il periodo di rilevazione. Nello stesso arco di giorni Federalberghi diffonde la propria indagine con nota metodologica completa, affidata a Tecnè su 4.003 intervistati tra il 7 e il 15 luglio 2026.

Il 27 luglio Confindustria Alberghi ha diffuso i risultati di un'indagine condotta tra le proprie aziende associate. Il tasso di occupazione medio atteso per agosto si colloca «intorno al 71%», sale al 72% nella settimana di Ferragosto ed è presentato in crescita di oltre sei punti sul 64,8% dello stesso periodo del 2025. Prima di usare quella cifra come metro per le tariffe di agosto, conviene guardare come è costruita.

Che cosa il comunicato non dice

L'indagine è qualificata con cinque parole, «condotta tra le aziende associate». Non si sa quante strutture abbiano risposto, in quali giorni, con quale profilo dimensionale, né se le medie siano ponderate per numero di camere. Nessuno dei rilanci di stampa che riprendono il comunicato ne aggiunge una riga.

L'assenza pesa perché a pochi giorni di distanza un'altra associazione del settore ha pubblicato la sua indagine sull'estate con la nota metodologica in calce. Federalberghi ha affidato la rilevazione a Tecnè, che tra il 7 e il 15 luglio ha intervistato 4.003 italiani maggiorenni su un campione probabilistico stratificato per regione e ampiezza demografica dei comuni. Chi legge può giudicare da sé quanto regga. Sul 71% quel giudizio non è possibile.

Il 71%, l'81,8% del mare e il 68,6% delle città sono previsioni compilate da albergatori su un mese non ancora cominciato, e il comunicato lo dichiara usando sistematicamente l'aggettivo «atteso». Il confronto con il 64,8% del 2025 resta il passaggio più esposto, perché il comunicato non chiarisce se quel valore fosse il consuntivo di agosto 2025 o l'atteso rilevato allo stesso modo un anno prima. Solo nel secondo caso il confronto è fra grandezze omogenee, nel primo mette un'aspettativa accanto a un consuntivo, e una parte del salto potrebbe essere ottimismo di chi ha compilato.

Anche il perimetro va guardato, perché Confindustria Alberghi rappresenta imprese alberghiere di taglia industriale, dalle singole strutture ai gruppi, non l'universo ricettivo italiano, e non pubblica numeri aggiornati sulla propria base associativa.

La presidente Elisabetta Fabri parla di «numeri che confermano la capacità di attrazione dell'ospitalità italiana» e cita dati «diffusi la settimana scorsa dal Ministero del Turismo», che però risalgono ai comunicati del 5 e dell'11 luglio, cioè a più di due settimane prima.

La forbice conta più della media

Il valore medio tiene insieme situazioni molto distanti.

DestinazioneOccupazione attesa agostoFerragosto
Mare81,8%85%
Laghi75%76,4%
Città68,6%n.d.
Montagna, terme e altre63,8% - 65%n.d.

Tassi attesi dichiarati dalle strutture associate; per montagna, terme e altre destinazioni il comunicato indica una fascia tra il 63,8% e il 65% invece di un valore unico. Il dato della settimana di Ferragosto non è pubblicato per tutte le destinazioni. Fonte: Confindustria Alberghi, comunicato del 27 luglio 2026.

La distanza si vede anche nella direzione delle prenotazioni. Al mare il 42,5% delle strutture prevede prenotazioni in crescita, nelle città il 41,7% segnala un calo contro appena il 12% che vede una crescita. Tra le città Napoli guida con un atteso dell'87%, sostenuta da una domanda italiana stabile, mentre Roma si ferma al 70,5% e Venezia al 72,4%, dove il 94,7% delle strutture ha clientela prevalentemente straniera.

Il perché lo spiega l'indagine Federalberghi, secondo cui tra giugno e settembre andranno in vacanza 36,2 milioni di italiani e l'87,6% resterà in Italia. Di chi resta, il 75,1% sceglie il mare e solo il 4,8% le località d'arte. Ad agosto la città non ha il cuscinetto di domanda italiana su cui conta la costa, quindi ogni scossone sui mercati esteri la colpisce prima.

Tre percentuali che sembrano la stessa cosa

Nelle ultime settimane sono circolati tre numeri vicini, e trattarli come confrontabili è l'errore più facile. Il 71% è l'occupazione attesa dichiarata dagli albergatori associati per agosto. Il 61,3% è il tasso di saturazione OTA consuntivo di giugno, pubblicato dall'Ufficio di Statistica del Ministero del Turismo su dati di The Data Appeal Company, la stessa serie di cui il Magazine si è già occupato raccontando il peso dei portali. Il 51,2% è invece la stessa saturazione OTA misurata in prospettiva sulla finestra giugno-agosto, con i dati estratti al 1° luglio. Nessuno dei tre è confrontabile con gli altri due.

La saturazione OTA non è un tasso di occupazione. Misura quanta parte dell'inventario mappato da un'azienda privata passa dai portali, esclude per costruzione il canale diretto e ha per denominatore quello stesso inventario, non il parco ricettivo italiano. Nei comunicati ministeriali manca una definizione formale, e senza quella non è chiaro nemmeno se il tasso conti le camere messe in vendita sui portali o quelle effettivamente vendute.

Anche il primato europeo rivendicato da Confindustria Alberghi va preso con cautela, perché sulla finestra prospettica giugno-agosto l'Italia con il 51,2% supera Spagna (42,8%) e Francia (32,9%), mentre sul consuntivo di giugno la Grecia sta sopra di noi, 63,84% contro 61,3%. E il +13,4% con cui il Ministero descrive la crescita di giugno è una variazione relativa del tasso rispetto a un anno fa, non un guadagno di tredici punti percentuali.

Le prenotazioni si accorciano, oppure no

Qui le due indagini sembrano contraddirsi. Confindustria Alberghi riporta che il 47,8% degli operatori vede clienti prenotare con meno anticipo del 2025, il 35% non registra variazioni e il 17,2% segnala un anticipo maggiore. Federalberghi scrive che il 74,4% degli italiani ha prenotato con un anticipo da uno a due mesi.

In realtà le due domande non misurano la stessa cosa, perché la prima chiede la direzione del cambiamento percepita dall'albergatore e la seconda un livello assoluto dichiarato dal viaggiatore, e nessuna delle due pubblica un numero medio di giorni. Cambiano anche le popolazioni interrogate, perché gli hotel associati hanno clientela a prevalenza straniera nel 58,4% dei casi mentre Tecnè intervista italiani. Federalberghi non pubblica il confronto con il 2025 su quella voce, quindi il suo dato non smentisce la direzione indicata dagli albergatori. Un anticipo di uno o due mesi per agosto, del resto, è già una finestra corta.

L'occupazione alta non è un conto economico

Riempire di più a un prezzo più basso è un esito possibile, e per l'estate 2026 non è disponibile pubblicamente una serie ADR o RevPAR italiana che permetta di escluderlo. Secondo l'indagine Altroconsumo su venti località turistiche, ripresa da Job in Tourism, i prezzi degli hotel sono in calo del 7% sul 2025 mentre i B&B salgono del 17%. Una settimana per due nella prima settimana di agosto, viaggio compreso, costa in media 1.050 euro, il 5% in meno del 2025. Resta un paniere di prezzi al consumo su hotel a tre stelle e B&B, distante da una tariffa media di settore.

Le città mostrano il problema nella forma più netta, con un'occupazione attesa sotto la media e insieme i prezzi più bassi del paniere (a Firenze 641 euro a settimana per due; Roma, Napoli e Milano restano sotto i 700). Nella stessa direzione va la tariffa media che il Ministero ricava dalla stessa rilevazione OTA sulla finestra giugno-agosto, 153 euro contro i 170 della Spagna e i 195 della Grecia, presentata come vantaggio competitivo. Nemmeno quella è una tariffa media di settore, però per chi compila un conto economico quella distanza è minor ricavo per camera venduta, ed è il punto in cui occupazione e tariffa media vanno lette insieme.

Resta la quota di spesa che l'hotel intercetta davvero. Secondo Tecnè per Federalberghi la vacanza principale costa 917 euro a persona per 9,8 giorni, e di quel budget il pernottamento pesa il 23,4%, meno dei pasti che valgono il 28,7%. Il resto si distribuisce su voci che l'hotel intercetta solo in parte, a cominciare dai pasti, che l'ospite può consumare dentro o fuori la struttura.

Lo stesso comunicato Federalberghi che stima in 43 miliardi di euro quanto spenderanno gli italiani in vacanza tra giugno e settembre contiene anche il contrappeso. Nell'indagine Tecnè il 48,5% degli intervistati dichiara che non farà vacanze, e per il 52,8% di loro la ragione è economica. Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca lo ammette, «non possiamo dirci tutti felici e contenti, perché siamo consapevoli delle difficoltà provocate dall'aumento del costo della vita».

Cosa significa per il tuo hotel

La prima cosa da non fare è usare il 71% come metro per la tua struttura. È la media attesa di un campione che non conosci, e il comunicato non annuncia nessuna verifica a consuntivo che a mese finito dica se la previsione era giusta. Serve un confronto diverso, la tua occupazione di agosto contro la media italiana dello stesso mese, che è un consuntivo e non una previsione.

Se lavori in città la lettura è più delicata. Il 41,7% delle strutture urbane associate vede prenotazioni in calo e ad agosto la domanda italiana si concentra sul mare, quindi il ritmo delle prenotazioni nelle settimane che restano dipende dai mercati esteri e da finestre corte. Nell'indagine di Confindustria Alberghi i mercati sono nell'ordine Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, e quel ritmo si guarda mercato per mercato, non solo in aggregato. Meglio decidere adesso quale leva tariffaria attivare negli ultimi dieci giorni di agosto, invece di accorgersi delle camere vuote a mese chiuso.

Sul prezzo guarda i due numeri insieme. Un'occupazione in salita con una tariffa media che scende può lasciare il RevPAR fermo o farlo scendere, e il segnale arriva tardi se controlli solo il riempimento. Il dato sulla spesa dell'ospite indica anche dove recuperare margine senza toccare il listino, perché colazione, ristorazione, esperienze e i servizi venduti dopo la prenotazione sono le voci su cui si gioca la parte di budget che non passa dalla camera.

Sempre secondo Tecnè il 41,4% degli italiani dichiara che prenoterà contattando la struttura o passando dal suo sito. È un'intenzione da sondaggio, però ad agosto vale la pena verificarla sui propri numeri, contando quante richieste arrivano per telefono o dal sito e quante di quelle si chiudono davvero senza passare da un portale.

Fonti